Artisti e opere

Vitaliano Marchetto

Vitaliano Marchetto (Milano 1965).

Vitaliano Marchetto si descrive così. Scultore e artista a tutto tondo di un secolo difficile, dove per creare si rischia di sottendere ad estetiche precostituite o logiche di mercato.

Ruvido come la sabbia che lavora, cemento o pozzolana, materia fatta di strati che crescono sotto le sue mani, a suon di colpi e di carezze.

Morbido come la sabbia che, bagnata d’acqua, si trasforma.

In continua lotta tra l’essere più profondo e l’apparenza più fragile, i combattenti, i guerrieri e le guerriere che si figurano a noi sono forti e potenti.

Potenza d’immagine e fragilità di essenza.

Le sculture di Marchetto hanno un peso visivo importante dato dalla materia stessa che le compone; al cemento, materiale poroso che assorbe la luce senza rifletterla si aggiunge il ferro che lega, conserva e mantiene quello che potrebbe distruggersi.

Ferro che cambia, arrugginisce e deteriora aggiungendo cromia e intensità alle figure realizzate.

La sensibilità dell’artista appare chiara in quei volti segnati, scalfitti, deturpati dal tempo.

L’artista lotta con l’opera, cerca di farla uscire dalla materia stessa donandogli la vita.

Il rimando più alto va a Michelangelo e all’abilità del sommo Maestro - così definito dall’illustre Vasari e universalmente riconosciuto – nell’estrapolare da un blocco di marmo la Poesia stessa della vita.

Senza cercare così lontano, il lavoro di Marchetto trova anche paralleli contemporanei dai quali però riesce a trarre spunto senza emulare, raggiungendo così una cifra stilistica autonoma e singolare.

L’arte è espressione del proprio tempo e allora i combattenti di Marchetto non siamo altro che noi, singoli individui o intera società.

Noi coi nostri limiti, le difficoltà, le peculiarità e l’entusiasmo.

Allora l’artista che ruolo assume oggi?

Marchetto si mette a disposizione e ci parla. A volte sottovoce, più spesso urlando.

Racconta le debolezze e gli errori, celebrando l’anima di ogni essere che popola questo mondo.

Le sue sculture, e più in generale la poetica che sottende al suo lavoro, tendono ad un’elevazione del fruitore, portano gli occhi, la mente e il cuore di chi guarda ad un livello più alto, migliorandoci.

Il dato terreno lascia spazio al libero pensiero, il corpo si congiunge  all’anima.

Anima e corpo si colgono nei suoi guerrieri che sembrano essere in piena lotta oppure arrivano vittoriosi (o vinti) dall’ennesima battaglia.

Coraggioso e umile, Marchetto dice:

Dopo trentacinque anni che faccio questo lavoro non ho ancora trovato l’Idea giusta…

Tutto mi sembra ogni giorno difficilissimo, come il primo giorno.

Quando inizio un’opera prego… prego di avere la fortuna di fare qualche colpo giusto

Il tentativo si ripete ogni volta, così come l’imperfezione che l’artista trova ancora nel lavoro appena terminato che invece a noi appare perfetto, nel momento in cui lo incontriamo per la prima volta, per quell’attimo che sa di infinito.

Dal 2018 Marchetto lavora in team e nasce WA22 un progetto che deve il suo nome ad una parola giapponese che si traduce in armonia e pace.

Laura Orlandi

Settembre 2021

 
Nella foto con Vitaliano Marchetto: Noa

 

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